CosA ASPETTARSI...

...e non aspettarsi, dalle sedute

Il coach non è un motivatore perchè si lavora su ciò che c’è già, inclusa la motivazione intrinseca che è la fonte più importante dei nostri cambiamenti: non occorrono motivazioni esterne!

 

Il coach non è un consulente o un Mentor ovvero non è chiamato ad essere esperto di contenuti, non fornisce risposte perché sa che risiedono già nel coachee, basterà solo liberarle. Questo anche a garanzia del rispetto dell’individualità e del potere creativo/espressivo di ognuno.

 

Il coach non è un terapeuta: non cura. Accompagna anche in modo molto ravvicinato senza avere la velleità di curare ferite o analizzare il passato. Rispetta profondamente le professioni di cura, perciò non deve mai varcare la soglia di un’introspezione indagatrice.

 

Il coach non è wonder woman ma fallibile e con le proprie umane imperfezioni che, in quanto tali, lo rendono ancora più efficace nel suo ruolo.

 

Il coach è un esperto del metodo di cui ne possiede e padroneggia tutti gli aspetti e gli strumenti, primi fra tutti l’ascolto attivo e la gestione del silenzio creativo ma anche la capacità di creare consapevolezza di sostenere nella progettazione di obiettivi e nella pianificazione delle azioni.

È responsabile della buona riuscita della relazione facilitante attraverso un opportuno utilizzo della tecnica delle domande e dei work in e work out.

 

Il solo vero responsabile del raggiungimento dell’obiettivo è il coachee. 

Questa è la potenza del coaching: non toglie potere, spostandolo su un’altra persona, ma aiuta il cliente a scoprire il proprio potere e a detenere attivamente le redini del proprio cambiamento.

un allenamento all'autonomia

 

Il raggiungimento dell’obiettivo delineato durante le sedute, diventa per il coachee lo slancio per proseguire per altro ed altro ancora, in un percorso fatto di passi successivi, propria come la vita. Lo scopo dell’esperienza è anche quello di scoprire un modo, un metodo e una risorsa da utilizzare nel tempo.